Tu sei quì: Trexenta Ultimo aggiornamento Lunedì 9 Agosto, 2010 17:45
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L'Amministrazione Comunale di Suelli, per migliorare il rapporto fra Cittadini e Pubblica Amministrazione e per ottemperare agli obblighi di legge, rende pubblica la sezione denominata "Operazione Trasparenza....Accedi alle informazioni  



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Trexenta  «

Origini storiche della TREXENTA

La Trexenta fu uno dei distretti amministrativi del Regno di Càlari.
Ebbe a capoluogo prima Senorbì, poi Guasila e comprendeva i territori degli attuali Comuni: Barrali, Guamaggiore, Guasila, Ortacesus, Pimentel, San Basilio, Sant’Andrea Frius, Segariu, Selegas, Senorbì, Suelli.
Nel 1218 la curatorìa di Trexenta venne promessa dal sovrano Barisone-Torchitorio IV de Lacon–Serra (1214-18) al suo erede Guglielmo II – Salusio V de Lacon –Massa.
Finito il regno di Càlari nel 1258 passò al Regno di Arborea, nel 1295 il sovrano Mariano II d’Arborea lasciò in eredità testamentaria la sua parte del Calaritano al Comune di Pisa. Divenne possedimento della Repubblica comunale di Pisa dal 1300 al 1324, anno in cui entrò a far parte del Regno catalano – aragonese di Sardegna come territorio feudale. Nel 1326 fu riassegnata dal re di Sardegna al comune di Pisa.
A causa della guerra fra il Regno di Arborea e il Regno di Sardegna nel 1365, il Cagliaritano fu riconquistato: le ex curadorìas di Trexenta si schierarono con i Sardi giudicali abbandonando l’ultimo vicario pisano, Filippo della Sala, il quale fu impiccato da Mariano IV; riprendendo così la fisionomia di curadorìas arborensi giudicali fino al 1409 allorchè tornarono a essere territorio feudale.
I villaggi che la componevano (di cui oggi molti scomparsi) erano:
Alluda (o Auda); Arcu ( Arcedda); Arìxi (Arixi Piccìa); Arìxi Magno (Santa Lucia); Bagni Dònnici (o Bànzos); Bangiu de Liri o de Niri; Barràli ; Baxo de ònjgo (o onigu); Campu (o Villacampu); Carrarza o (Craccàxia); Dey; Donnigallìa Alba (o Onnigalla); Fraus (o Frigos); Friusgious; Guamaggiore; Guasìla; Lanegi (o La nessi o Santa Giusta di Laniche); Liri(o Arili o Oliri); Ortacésus ; Pau; Pìmentel; Plano Moys (o Pranu Mois); Prato Gimiglano (o Santu Milànu); San Basilio (o Santu Basili de Montis); Sant’Andrea Frìus (o Frìus); Santu Sadurru de Giida (o de Chiida); Segarìu; Segolài; Sèlegas; Senorbì; Seùni (o Manna); Sigii (o Cixi); Simieri; Sioco (o Schoccu); Susini; Stèbera (o Sèbera); Suelli; Surbau (o Sirbau); Turri (o Turriga).

Feudi
Il territorio era suddiviso in feudi (era il beneficio del feudalesimo) costituito quasi sempre da un territorio popolato e dalle sue rendite.
Non è tracciabile una storia dei feudi nel regno di Sardegna dalla sua costituzione nel 1324 in poi, a causa dei continui cambiamenti istituzionali, sappiamo per certo che 26 anni dopo la nascita dello Stato Iberico (catalano-aragonese) in Sardegna vi erano 68 feudi poco prima della guerra con il Regno di Arborea.
Con la disfatta del Regno iberico restarono solo i nome nei documenti d’archivio fino alla riconquista nel 1409/10.
Alla fine del XV, con l’isola ormai unificata, i feudi erano 37, tra quali la contrada di trexenta che includeva la Baronia di Suelli(1481/1699).
Per riscattare queste proprietà (feudi), Carlo Alberto di Savoia emanò la Carta Reale datata 11 dicembre 1838, che stabiliva le modalità di Pagamento a carico dei Comuni che acquistavano le terre secondo il prezzo accertato da una commissione governativa.
Nel regno di Sardegna, gli abitanti dei paesi e delle terre infeudate erano costretti a pagare al signore tre tipi di tributi feudali:
- personali (un tributo detto il “focatico”pagata dalla comunità del villaggio ripartito in fuochi = famiglie).
- Reale :
A) tributo detto “terratico” versato in starelli dai contadini in base al grano e all’orzo seminato.
B) Tributo detto la “roadia ”consistente in una prestazione di lavoro agricolo per conto del signore.
C) Tributo detto il “deghino”che obbligava i pastori a consegnare un capo di bestiame ogni dieci posseduti.
D) Tributo detto la “scolca ”per impedire al bestiame d’invadere i terreni coltivati senza recinzione.
- al terzo tipo appartenevano:
A) Tributo detto “l’incarica” che in origine si trattava di una multa che veniva applicata alla comunità quando veniva commesso un reato e non si scopriva il colpevole, venne successivamente trasformata in un tributo fisso.
B) Tributo detto “la machizia” consistente nella facoltà di vendere o macellare il bestiame scoperto e catturato in un terreno seminato.
C) Tributo detto “laudèmio” pagato ogni qualvolta si vendeva un feudo.
D) Tributo detto “regalìa” consistente nel versamento di un canone per l’uso di forni e dei mulini del signore:
E) Vi erano altri tributi e prestazioni che fornivano ai feudatari un ulteriore reddito e che ponevano i vassalli in una situazione più disagiata.
 

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