Origini
storiche dellaTrexenta
La Trexenta fu uno dei distretti amministrativi
del Regno di Càlari.
Ebbe a capoluogo prima Senorbì, poi Guasila e comprendeva
i territori degli attuali Comuni: Barrali, Guamaggiore,
Guasila, Ortacesus, Pimentel, San Basilio, Sant’Andrea
Frius, Segariu, Selegas, Senorbì, Suelli.
Nel 1218 la curatorìa
di Trexenta venne promessa dal sovrano Barisone-Torchitorio
IV de Lacon–Serra ( 1214-18) al suo erede Guglielmo
II – Salusio V de Lacon –Massa.
Finito il regno di Càlari nel 1258 passò al
Regno di Arborea, nel 1295 il sovrano Mariano II d’Arborea
lasciò in eredità testamentaria la sua parte
del Calaritano al Comune di Pisa. Divenne
possedimento della Repubblica comunale di Pisa dal
1300 al 1324, anno in cui entrò a far parte del Regno
catalano – aragonese di Sardegna come territorio feudale.
Nel 1326 fu riassegnata dal re di Sardegna al comune di
Pisa.
A causa della guerra fra il Regno di Arborea e il Regno
di Sardegna nel 1365, il Cagliaritano fu riconquistato:
le ex curadorìas di Trexenta si schierarono con i
Sardi giudicali abbandonando l’ultimo vicario pisano,
Filippo della Sala, il quale fu impiccato da Mariano IV;
riprendendo così la fisionomia di curadorìas
arborensi giudicali fino al 1409 allorchè tornarono
a essere territorio feudale.
I villaggi che la componevano (di cui oggi molti scomparsi)
erano:
Alluda (o Auda); Arcu ( Arcedda); Arìxi
(Arixi Piccìa); Arìxi
Magno (Santa Lucia); Bagni Dònnici (o Bànzos);
Bangiu de Liri o de Niri; Barràli
; Baxo de ònjgo (o onigu); Campu (o Villacampu);
Carrarza o (Craccàxia); Dey; Donnigallìa Alba
(o Onnigalla); Fraus (o Frigos); Friusgious; Guamaggiore;
Guasìla; Lanegi (o La nessi o Santa Giusta di Laniche);
Liri(o Arili o Oliri); Ortacésus ; Pau; Pìmentel;
Plano Moys (o Pranu Mois); Prato Gimiglano (o Santu Milànu);
San Basilio (o Santu Basili de Montis); Sant’Andrea
Frìus (o Frìus); Santu Sadurru de Giida (o
de Chiida); Segarìu; Segolài; Sèlegas;
Senorbì; Seùni (o Manna); Sigii (o Cixi);
Simieri; Sioco (o Schoccu); Susini; Stèbera (o Sèbera);
Suelli; Surbau (o Sirbau); Turri (o Turriga).
Feudi:
Il territorio era suddiviso in feudi (era il beneficio del
feudalesimo) costituito quasi sempre da un territorio popolato
e dalle sue rendite.
Non è tracciabile una storia dei feudi nel regno
di Sardegna dalla sua costituzione nel 1324 in poi, a causa
dei continui cambiamenti istituzionali, sappiamo per certo
che 26 anni dopo la nascita dello Stato Iberico (catalano-aragonese)
in Sardegna vi erano 68 feudi poco
prima della guerra con il Regno di Arborea.
Con la disfatta del Regno iberico restarono solo i
nome nei documenti d’archivio fino alla riconquista
nel 1409/10.
Alla fine del XV, con l’isola
ormai unificata, i feudi erano 37, tra quali la contrada
di trexenta che includeva la Baronia di Suelli(1481/1699).
Per riscattare queste proprietà (feudi), Carlo Alberto
di Savoia emanò la Carta Reale datata 11 dicembre
1838, che stabiliva le modalità di Pagamento a carico
dei Comuni che acquistavano le terre secondo il prezzo accertato
da una commissione governativa.
Nel regno di Sardegna, gli
abitanti dei paesi e delle terre infeudate erano costretti
a pagare al signore tre tipi di tributi feudali:
- personali (un tributo detto il “focatico”pagata
dalla comunità del villaggio ripartito in fuochi
= famiglie).
- Reale :
A) tributo detto “terratico” versato in starelli
dai contadini in base al grano e all’orzo seminato.
B) Tributo detto la “roadia ”consistente in
una prestazione di lavoro agricolo per conto del signore.
C) Tributo detto il “deghino”che obbligava i
pastori a consegnare un capo di bestiame ogni dieci posseduti.
D) Tributo detto la “scolca ”per impedire al
bestiame d’invadere i terreni coltivati senza recinzione.
- al terzo tipo appartenevano:
A) Tributo detto “l’incarica” che in origine
si trattava di una multa che veniva applicata alla comunità
quando veniva commesso un reato e non si scopriva il colpevole,
venne successivamente trasformata in un tributo fisso.
B) Tributo detto “la machizia” consistente nella
facoltà di vendere o macellare il bestiame scoperto
e catturato in un terreno seminato.
C) Tributo detto “laudèmio” pagato ogni
qualvolta si vendeva un feudo.
D) Tributo detto “regalìa” consistente
nel versamento di un canone per l’uso di forni e dei
mulini del signore:
E) Vi erano altri tributi e prestazioni che fornivano ai
feudatari un ulteriore reddito e che ponevano i vassalli
in una situazione più disagiata. |