Territorio
 

Suelli antico

Il quadro storico del milleottocento, descritto da La Marmora durante il periodo sabaudo, prende in considerazione alcuni punti essenziali di riferimento, quali: il territorio, la connessa costruzione antropica e i relativi rapporti tra l’edificazione e l’agro, la proprietà e i rapporti giurisdizionali.
Il relativo quadro storico nasce dall’analisi di archivi, di materiali statistici e cartografici.
Dall’immagine cartografica del territorio si può esaminare la trama essenziale dei centri abitati, tali insediamenti si presentano solitamente accentrati ed esercitano un controllo su vaste estensioni di territorio, sulla rete dei percorsi viari, sui corsi d’acqua ecc.
Contemporaneamente a queste costanti é possibile trovare alcune eccezioni alle regole dell’insediamento, quali: numerosi centri abitati o disabitati che coesistono nello stesso territorio comunale(si pensi ai villaggi scomparsi); i rapporti tra le comunità e la risorsa-suolo (la densità demografica); il rapporto tra abitazione e territorio; l’accentramento degli insediamenti antropici in Trexenta; gli insediamenti legati a periodi storici antecedenti (nuraghi, chiese campestri ecc.).
Nella metà dell’8oo, la Sardegna è una delle ultime regioni europee nelle quali vige il regime feudale (l’abolizione dei feudi, viene sancita in modo irreversibile solo con la Carta reale del 25 maggio del 1836). Il persistere, durante il periodo sabaudo, degli usi e consuetudini della feudalità di origine iberica crea all’interno delle comunità-villaggio una forte contrapposizione nei confronti del potere dei baroni; che si trasforma in una sorta di contenzioso fiscale e giurisdizionale e nel quale l’apparato statale sembra giocare un ruolo importante (ecco perché intorno agli anni venti e trenta si promuove la privatizzazione “perfetta” del territorio).
I villaggi hanno consolidato nel corso dei secoli con il proprio territorio di pertinenza un sistema di equilibrio articolato e complesso, punto cardine di questo sistema era la gestione comunitaria dello spazio agrario. E’ un territorio sul quale i componenti della comunità possono vantare titoli di possesso, ne sono un esempio le leggi delle chiudende (1820-4), ma nonostante l’esistenza di un istituto giuridico che assicurasse ai singoli individui il diritto di possesso, era la comunità nel suo complesso di usi e consuetudini a garantire ai singoli circa alcune questioni fondamentali. La prima riguarda la definizione degli spazi agrari rispetto quelli pastorali (il rispetto dell’area dei coltivi mediante recinzione); la seconda era la garanzia collettiva della rotazione delle colture indipendentemente dalle specifiche pertinenze dei singoli. Oltre lo spazio della vidazzone (il territorio su cui la comunità ha concentrato umanizzazione, trasformazione e presa di possesso), si estende il saltus, l’incolto, il dominio degli usi civici. Ogni centro rurale era situato in un punto medio del proprio territorio in un vero e proprio crocevia tra diversi ecosistemi e diverse opportunità d’uso, tra il monte e i campi; tra le sorgenti e le paludi.
Ogni casa, è concentrata nel villaggio, sta anch’essa in un ideale crocevia tra proprietà o le pertinenze familiari, riproducendo nel suo microcosmo il meccanismo generale del rapporto abitato – agro.
I centri abitati sono percorribili oggi, senza eccezione, seguendo le indicazioni della “Carta di La Marmora” e i limiti dei villaggi sono rimasti invariati nei successivi  cento  anni; delineando l’immobilità dell’architettura; l’immodificabilità dei confini territoriali comunali, del perimetro dei villaggi e delle proprietà connesse. Questa situazione rimarca le paradossali fissità rurali della Sardegna centrale interna in un periodo compreso tra il primi decenni dell’ottocento e i primi decenni del novecento.
Suelli è il caso emblematico, nel quale i confini delle pertinenze territoriali, la toponomastica dei limiti comunali definiti nel 1844 sono quelli tracciati sei secoli prima(1200), quando i giudici di Cagliari perimetrarono lo spazio spettante alla stessa “villa” come sede della diocesi delle Barbagie.
Questa estrema conservatività ci consente di leggere i modi e le forme della costruzione popolare del territorio nell’800 (1800-1840).

   
La storia a ritroso del territorio e dei confini suellesi.
   
I toponimi  

 
 
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