Santuario
 
Il santuario sorge probabilmente intorno al XI-XII secolo su una preesistente area di culto, in quanto il suo impianto sembra rispettare quello quadrifido di una chiesetta bizantina, che i numerosi rimaneggiamenti susseguitosi nel corso del tempo abbiano mutato quella che doveva essere la fisionomia originaria dell’insieme. Si presume che questo edificio sia preesistente alla chiesa maggiore.
Nel 1117, anno in cui venne scritta la “Leggenda Sanctissimi Georgii Suellensis ” che descrive la vita di San Giorgio e della sua diocesi costituita in "enclave" nella diocesi di Dolia, si presuppone che la cappella fosse già esistente.
Questo luogo sacro viene menzionato anche in altri antichi documenti del 1600 come "Iglesieta y Capelleta de Sant Jordi”.
L’attuale stato del complesso architettonico è costituito da un vestibolo o antisantuario e dal santuario, ai quali si accede sia mediante un ingresso interno alla cattedrale sia mediante un ingresso esterno che da sul piazzale.
 
 
Originariamente, l’edificio si presentava senza un accesso esterno e presentava una sola finestrella, oggi chiusa e situata dietro un retablo.
I fedeli vi accedevano dalla cattedrale per una porticina aperta nella parete sinistra che immetteva nel vestibolo o per questo, alla cappella.
Nel XVI secolo l’arcivescovo Pietro Pilares vi fece aprire una porta sul vecchio cimitero, ma richiusa dopo pochi giorni in quanto il popolo si sollevò convinto che le numerose morti causate da una terribile pestilenza, fossero conseguenza di un castigo del santo.
Non esistendo ancora l’attuale canonica; il clero addetto al servizio della chiesa probabilmente continuava ad abitare nell’antico episcopio che si crede ubicato nell’area a lato della chiesetta di Sant’Antonio, oggi destinata ad abitazione privata.
L’attuale canonica fu edificata nel1928 per munificenza del Pontefice Pio XI nello spazio del vecchio cimitero e della chiesetta delle Anime.
La cappella-santuario si presenta a croce greca, occupa pochi metri quadrati, il suo interno è pavimentato con maioliche originali settecentesche, si presume create secondo canoni di gusto napoletano (a fiorami colorati) e con la volta a botte.
L’inferriata artistica in ferro battuto fu fatta costruire dall’Arcivescovo Pilares nel 1515 e delimita il vestibolo dal Santuario. L'inferriata ad ogiva con quadrelli a doppia voluta contrapposta, presenta un lavoro a quadrelli con fermi rossi in entro un rettangoli, la parte centrale ha una porta con serratura d'epoca e l'arco mostra un trionfo di frutta policroma e foglie. Le dimensioni sono 2,60 m. di altezza per 2,30 m. di larghezza.
Nella parte sinistra del santuario è situata una grata archiforme contenente il reliquario con il frammento di piviale di San Giorgio Vescovo.
Il manufatto in ferro battuto, simile alla cancellata di accesso al santuario,
presenta un lavoro a "quadrelli" con fermi dipinti di rosso entro un rettangolo e un sott'arco decorato a volute con croce trilobata al centro, di dimensioni pari a 67 cm di altezza e 42 cm di larghezza.
Numerose sono le ipotesi sulla funzionalità dell’inferriata, o affinché i fedeli potessero godere di una visuale più ampia del luogo del loro culto senza dover scendere nello spazio tanto limitato della cappella, o per evitare eventuali profanazioni.
Sul finire del 1500 l’Arcivescovo Francesco De Val (1558-1595) disponeva che nessuno vi entrasse all’infuori del celebrante e del suo Ministro, sia per ovviare al poco spazio sia per rispetto del Santo.
Infatti, secondo antiche carte medioevali, nessuno per rispetto del Santo poteva essere sepolto nel santuario o nella stessa cattedrale, perciò chi desiderava riposare vicino alle spoglie del santo, veniva sepolto nel vecchio cimitero adiacente. A testimonianza di ciò: un certo Valentino Pittalis, benefattore, fece testamento e oltre a menzionare la sua donazione alla diocesi, dispose che il suo corpo venisse seppellito nel cimitero di San Giorgio Vescovo della detta Villa di Suelli.
La facciata esterna della chiesa si presenta semplice e sobria, intonacata di giallo e sormontata da una cornice curvilinea che delinea il tetto. Al di sotto di essa troviamo una lunetta con profili di pietra modanata e una finestra a lunetta che sovrasta l'ingresso al Santuario separate tra loro da una cornice lineare in pietra modanata.
In contrasto con la semplicità dell' esterno, al suo interno sono custoditi numerosi arredi sacri di notevole valore storico-artistico, segno tangibile della fede e religiosità del paese nel corso dei secoli.
Il Santuario e l'antisantuario sono arricchiti dalla presenza di due retabli che rappresentano la vita del Santo nei momenti più significativi del suo apostolato in Trexenta e Barbagia.
Il santuario è l'edificio specificatamente adibito al culto di San Giorgio Vescovo nel quale secondo la tradizione, tramandata oralmente nel corso dei secoli, riposano le spoglie del Santo.
     

 
 
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