San Giorgio Vescovo di Suelli:
nel segno della devozione.

 
I festeggiamenti in onore di San Giorgio Vescovo, sono l'occasione per riscoprire i simboli dell'ordinazione episcopale riguardanti la vita religiosa e ravvisabili nella tradizionale vestizione del simulacro di San Giorgio Vescovo.


Il simulacro di San Giorgio Vescovo è situata nello scomparto centrale del retablo dello Scaleta all'interno dalla cappella-santuario.
La scultura è a tutto tondo e nella base reca un’iscrizione “S. GIORGIUS EPP.US” si ipotizza che l’opera sia attribuibile all’artista Lonis e sia risalente al XVII secolo. Il simulacro si presenta intagliato, dorato e policromato. Gli abiti vescovili si presentano con la veste damaschinata, mentre il manto presenta uno “scudo” decorativo e una nappa. Il simulacro, durante i festeggiamenti viene abbellito con numerosi e preziosi cimeli, che rappresentano i simboli vescovili e tra i quali ricordiamo: la mitria; la tunica clericale; la stola; il piviale; l'anello episcopale; la croce pettorale; il vangelo; il bastone pastorale.


La mitria o mitra è un richiamo alla santità verso la quale il vescovo deve aspirare. La mitria è il copricapo del vescovo, costituito da due pezzi di stoffa rigida di forma pentagonale unite parzialmente nella parte laterale; mentre nella parte posteriore presenta due nastri detti infule che scendono sino alle spalle. Inoltre la mitria può essere ornata in vari modi: damascata, in argento o gemmata con fili d’oro o d’argento. Il simulacro cinge sul capo la mitria in lamina d'argento cesellata sbalzata e lavorata a bulino con fondo sablé, fodera tessile e anima in cartone. La faccia anteriore presenta castoni policromi e tre smalti ovali con santi e monogramma di Cristo, mentre nella parte posteriore presenta le infule che ricadono sopra le spalle Realizzato da  una bottega sarda.
Dimensioni: altezza circa 34 cm e larghezza 20 cm profondità 14 cm.
La tunica clericale o alba.
Stola, striscia di stoffa lunga che scende sul davanti, può presentarsi ricamata o adorna di gioielli votivi e indossata sopra il mantello per quanto concerne il simulacro di San Giorgio Vescovo.
Il piviale è un ampio mantello lungo fino ai piedi, chiuso da un fermaglio e non viene indossato durante la messa dai vescovi, disteso ha la forma di semicerchio; la parte posteriore del piviale è ornata dal cosiddetto scudo ed è quanto rimane di un antico cappuccio.
Reliquario a teca ligneo contenente frammento di piviale.  Il reliquario è a base ottagonale, culmina in una cupola coronata da un fastigio in argento sbalzato e cesellato a decoro vegetale con l'effige apicale del Santo, nella placca è collocata una statuina di Gesù Bambino a tutto tondo. Fu realizzato, come si legge nell'iscrizione sul basamento, nel 1897 "HOC OPUS FECIT DEFRAIA GAYETANUS A CALARI 19 OCTOBRE 1897".  Dentro il reliquario è possibile osservare un frammento di piviale di seta ricamata.
L'altra urna di vetro, contenente un frammento del piviale del Santo è andata persa nella distruzione della chiesa di San Giorgio in Stampace ad opera dei bombardamneti del 1941, che colpirono la città di Cagliari.
Dimensioni: altezza 53 cm e larghezza 30 cm.
L’anello episcopale è il simbolo della fedeltà all’impegno; (nella mano destra)
La croce pettorale indossata ordinariamente, attaccata ad una catena solitamente in metallo. ( Nel simulacro oltre alla croce e alla catena è presente una cavalletta in argento)
La catena di San Giorgio con croce pettorale e cavalletta. Si ipotizza sia attribuibile a una bottega sarda risalente al secolo XVII.
Le dimensioni della croce sono 8,5 cm di altezza e 5cm di larghezza; la cavalletta misura 4,5 cm di lunghezza.
Importante catena che alterna anelli torchion ad anelli scanalati, alterna anelli di forma circolari ad anelli di forma allungata.  La croce si presenta con Cristo da un lato e Vergine a tergo, con capicroce e bracci realizzati in argento a fusione e traforo.  Il ciondolo raffigurante una cavalletta, realizzata in argento sbalzato e cesellato e rifinito a bulino, si presenta con due paia di ali, corpo allungato e suldorso reca un anello di sospensione.  Si ipotizza, visto l'originalità dell’oggetto e le caratteristiche affini a quelle della lampada pensile a forma di cavalletta che sia opera di una bottega di artigiani argentieri isolani databile tra il XV e XVII.
Il vangelo che indica il dovere di annunciare la parola di Dio (nella mano destra).
Il bastone pastorale (in legno o in metallo) è un riferimento al ministero di pastorale che il vescovo assume con la sua nomina. (nella mano destra)

L'opera si compone di una lunga asta snodabile formata da segmenti multipli, la parte superiore presenta un nodo architettonico pentagonale con facce incavate a forma di nicchie (incise a bulino) con voluta terminale a ricciolo con elementi ornamentali di tipo vegetale con croce terminale trilobata. L'opera nasce in una bottega di argentieri cagliaritani attivi nella prima metà del XVII sec. (ambito isolano tardo gotico) e fu eseguita all'epoca in cui procuratore della chiesa di Suelli e obriere erano rispettivamente: Gianuario Devila e Francesco Gasar. Ciò si può leggere dall'iscrizione incisa a bulino nel lungo fusto"FONC. FETA. LA P. OBRA LO AIN. 1631.SENT P. GENUARI DE VILLA OBRER FRANCISCO GASAR"
Dimensioni: altezza 125 cm.
   

 
 
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