Patrimonio
storico-culturale
L’amministrazione comunale suellese concretizza nell’ambito
del programma per la valorizzazione del patrimonio storico- artistico
gli interventi di salvaguardia e di restauro di opere d’arte
e monumenti storici. Tali progetti vengono realizzati con particolari
strategie d’area concordate a livello intercomunale tra diversi
sindaci della Trexenta e con le politiche regionali atte a favorire
programmi omogenei di intervento sul territorio regionale.
Suelli, come antica sede episcopale è stata centro ecclesiastico
di notevole importanza e conserva tuttora i segni di questa tradizione,
riconoscibili sia nell’architettura dei suoi monumenti sia
negli arredi sacri in essi custoditi.
Tra i progetti di restauro di opere d’arte appartenenti alla
chiesa parrocchiale di San Pietro, hanno destato particolare interesse;
sia per il loro valore storico sia, nella maggioranza dei casi,
per il pessimo stato di conservazione che rendeva l’intervento
estremamente urgente e tra i quali si è ritenuto privilegiare
le seguenti opere: Organo - Paratora maggiore - Paratora minore
- Vesti antiche della Dormitio Virginis.Tra i progetti di restauro
di opere d'arte appartenenti alla chiesa della Madonna del Carmelo,
hanno destato particolare interesse; sia per il loro valore artistico
sia, nella maggioranza dei casi, per il pessimo stato di conservazione
che rendeva estremamente urgente e tra i quali si è ritenuto
privileggiare le seguenti opere:
Altare ligneo policromo – dipinti olio su tela – pulpito
ligneo policromo – balaustra in legno intagliato.
Organo
Le
notizie storiche sull’attività organaria nella chiesa
si San Pietro a Suelli sono state tratte dall’Archivio della
Curia Arcivescovile di Cagliari e sono dei dati relativi agli
anni compresi tra il 1709 (data del primo intervento documentato
in cui l’organo viene accomodato), e il 1767. Vengono citati
alcuni nomi di organari e si ha notizia del pagamento di 625 lire
per la costruzione di un nuovo organo nel 1728. Il carpentiere
Marco Antonio De Negri, che collabora con l’organaro Lazzari,
molto attivo in Sardegna, per la costruzione dell’organo
della parrocchia di Villanovafranca e questa notizia ci permette
di ipotizzare anche una collaborazione tra i due anche per l’organo
di Suelli, non necessariamente questo, infatti i documenti segnalano
la collaborazione di un nuovo organo nel 1765, periodo della documentazione
del De Negri.
Nel periodo antecedente al suo restauro era collocato nel coro
in abside, e sollevato dal calpestio da un gradino di circa 25
cm.
L’organo è costituito da cassa, tastiera e pedaliere,
crivello, canne, mantici.
La cassa di dimensioni non comuni in Sardegna, infatti misura
4 metri in altezza, 2.60 cm in larghezza e 1.12 cm di profondità
nella parte più ampia, mentre la parte alta contenente
le canne appare invece particolarmente sottile.
Altre caratteristiche degne di interesse, che permetterebbero
di individuare la tipologia costruttiva, sono le cerniere di pregevole
fattura, i semplici fregi della facciata, gli occhielli metallici
collocati immediatamente sotto il fastigio, indicano la presenza
di un’ asta metallica per la collocazione di una tenda scorrevole,
prassi dell’organaria siciliana o meridione d’ Italia.
Il colore originario dello strumento, facilmente visibile in varie
parti del manufatto, appare celeste, leggermente tendente al verde
acqua e causa dell’ossidazione.
Allo strumento è stato asportato la pedaliera, il suo frontale
e la sua tastiera originale e sostituito con uno di fattura industriale
tipo armonium.
La secreta, chiusa da tre ante numerate, contiene 46 ventilabri
essendo l’estensione dello strumento di 45 note, questo
avvalorerebbe l’ipotesi della presenza di un accessorio
collocato sulla coperta del someliere. Il someliere è a
tiro: i tiranti sono metallici, con pomello tornito tipico della
scuola napoletana.
L’analisi del crivello e dei reggicanne di facciata indica
la seguente disposizione fonica dello strumento:
• Principale 8’ aperto, in facciata dal Mi1 al Do4
(31 canne) con le prime due canne in legno ai lati della cassa
(presenti) e le ultime 12 canne di metallo dietro la facciata
stessa;
• Voce umanadal Si2 (Do3);
• Ottava 4’, 8 canne di legno e 37 di metallodecimaquinta;
• Decimanona;
• Vigesimaseconda;
• Vigesimasesta;
• Vigesimanona.
La facciata, di zinco pitturato, non è originale e che
quindi deve essere rifatta totalmente in stagno.
Le canne interne, di legno e piombo, sono di pregevole fattura
e devono essere totalmente ripristinate.
Il numero totale di canne che lo strumento aveva in origine dovrebbero
essere 340 di cui 10 in legno, 31 in stagno per la facciata, 299
di piombo; più l’accessorio. Il crivello, nonostante
alcuni diminuzioni, appare abbastanza integro.
Dopo l'imponente restauro che ha restituito l'organo al suo antico
splendore, l'opera è stata collocata all'interno dell'ex
cattedrale nella cappella a sinistra.
Paratora maggiore
Paratora in legno intagliato e dipinto, databile alla metà
del 700, riferibile a bottega isolana è collocata nella
sagrestia della ex cattedrale. Alta complessivamente 220 cm e
larga circa 300 cm e ha una profondità alla base di 105
cm. Questa comprende 8 cassettoni disposti in 2 ordini separate
da paraste decorate. Sul piano poggia un vano superiore (profondo
45cm) a 5 sportelli e altrettanti cassettini abbelliti dai bei
dipinti raffiguranti episodi della vita di San Giorgio.
Superiormente è ornato da un fastigio a 3 fregi intagliati
a volute recanti simboli vescovili e a 2 fiamme.
La struttura lignea si presentava attaccata dai parassiti, dissesta
in più punti ricoperta da imbratti e strati di vernice.
La cromia nella parte pittorica era consunta, la funzionalità
dei cassettoni è stata ripristinata a causa del dissesto
delle guide. Priva di alcune placche incise e delle serrature
e delle chiavi. Gli interventi di restauro e conservazione sono
stati: una profonda disinfestazione della struttura lignea e il
suo consolidamento delle parti più deteriorate dai parassiti;
la pulitura dedalea polvere e dalle vernici; l’integrazione
delle parti mancanti; il ripristino della funzionalità
dei cassetti, delle serrature e delle maniglie e delle chiavi.
Paratora minore
Paratora in legno intagliato e dipinto di impostazione classica,
databile tra la fine del XVI secolo e gli inizi del XVII secolo,
riferibile ad ambito isolano, collocata nella sagrestia della
ex cattedrale. Alta 180 cm e larga 198 cm, è composta da
un elemento inferiore ed uno superiore. La base alta 127 cm e
profonda 78 cm è a 2 sportelli con 2 grandi cassetti. Il
sopralzo, alto 53 cm, profondo 48 cm e largo 190 cm, è
composto da 4 cassettini con altrettanti sportelli separati da
lesene scanalate.
Lo stato generale di conservazione era pessimo, la struttura lignea
si presentava attaccata da parassiti, dissestata in più
punti soprattutto alla base dove alcuni elementi erano distaccati
es: gli sportelli dalle cerniere. La superficie si presentava
abrasa, ricoperta da imbratti e vernici.
La funzionalità era compromessa a causa del dissesto delle
guide. Gli interventi di recupero e di restauro consistevano in
una profonda disinfestazione della parte lignea dai parassiti;
la pulitura dalla polvere e dalle vernici, integrazione delle
parti mancanti ed il ripristino delle guide per la funzionalità
dei cassetti; la revisione delle serrature, la ricostruzione delle
maniglie mancanti e delle chiavi; e il trattamento protettivo
finale.
Vesti della Dormitio Virginis
Queste
antiche vesti, databili al XVIII secolo, adornano la statua della
Dormitio Virginis, ubicata in un’urna situata nella seconda
cappella a destra all'interno della cattedrale. Sono composte
da un grembiale in seta bianca a fiorami policromi e spighe d’oro
arricchito da drappi in raso azzurro rifiniti con galloni trattenuti
in vita da una cinta; da un corpetto in broccato di seta bianca
a fiori e spighe d’oro, rifinito con galloni e pizzo bianco;
da una gonna in seta a fiori policromi e da un ulteriore corpetto
sempre in seta a fiori policromi.
Lo stato di conservazione generale si presentava molto compromesso
a causa della permanenza in ambienti umido e per la mancanza di
una adeguata manutenzione. La seta del grembiale si presentava
secca, fragile nella consistenza simile alla carta, infatti ogni
piccolo movimento rischiava di aprire nel tessuto nuovi tagli
e strappi. La superficie presentava numerose macchie. Il gallone
era molto ossidato, sporco, annerito. I tessuti della gonna e
del corpetto rivelavano una precaria consistenza al tatto e totale
assenza di elasticità. Il pizzo che arricchisce le bordure
era annerito e mancante in alcuni punti. Le maniche erano strappate
e sfilacciate. Gli interventi di restauro sono stati: liberare
i tessuti dalle polveri, disinfestarli e sottoporli ad un accurato
lavaggio con acqua deionizzata e con appositi detergenti; gli
strappi del tessuto sono stati consolidati mediante la tecnica
del punto posato; le parti in pizzo sono state sbiancate mediante
l’utilizzo del metodo “Poot” per tessuti antichi;
i galloni sono stati lucidati mediante ammoniaca e acqua deionizzata.
Altare ligneo policromo
L'altare ligneo policromo è una delle opere di notevole
pregio facente parte del patrimonio storico-artistico suellese.
Le dimensioni complessive dell'opera sono: 5.30 di altezza m.
circa, 4.00 m circa di larghezza; si presume che l'opera risalga
al XVII secolo e sia opera di intagliatori sardi mentre è
ignoto l'autore dei dipinti.
Dopo un attento studio sullo stato di conservazione si evinsero
le pessime condizioni in cui versava l'opera: il legno risultava
fortemente attaccato da parassiti nelle parti strutturali in pino
e nelle parti intagliate in pioppo; la pellicola pittorica era
gravemente danneggiata con vaste lacune; la cromia era consunta
e ricoperta da polvere e imbratti. Dopo l'avvenuto restauro è
stato ricollocato nella sua antica sede. Oggi, si può ammirare
il pregevole altare ligneo policromo all'interno della chiesa
della Madonna del Carmelo, collocato nella zona delimitata dall'arcata
presbiteriale e dalla balaustra.
L’altare ligneo policromo attualmente si compone, partendo
dal basso da un basamento a gradini su cui poggia la predella,
suddiviso in tre ordini e questi in tre scomparti.
Il primo ordine è costituito da colonne tortili dorate
in stile barocco che incorniciano due dipinti: a destra San Pietro
e a sinistra San Giuseppe col Bambino e nella parte centrale una
nicchia a strombo con trabeazione policroma dorata e la volta
della nicchia si presenta ulteriormente arricchita di rosoncini
dorati, la quale accoglie il simulacro della Madonna del Carmelo
che risulta più arrettrata rispetto al tabernacolo ligneo
e policromo. Nel secondo ordine le colonne tortili dorate incorniciano
a destra Cristo e la Samaritana al pozzo di Sicar e a sinistra
il Battesimo di Gesù amministrato da Giovanni nel fiume
Giordano; nella parte centrale una nicchia a strombo con trabeazione
policroma dorata presenta una volta della nicchia ulteriormente
arricchita da rosoncini dorati, la quale accoglie il simulacro
della Immacolata Concezione, datata seconda metà del XVII
secolo opera in legno intagliato e policromato creata in ambito
isolano, alta circa 60 cm. Sulle colonne poggia una trabeazione
sormontata da un fastigio con dipinto l'Eterno Padre e lo Spirito
Santo racchiuso tra due piccole colonne e sormontato da un a ulteriore
trabeazione. Due grandi volute sovrastano la trabeazione dell'ordine
superiore di colonne, una a destra e l'altra a sinistra che affiancano
il dipinto posto in alto. A coronamento dell'altare ci sono: due
piccole volute che sovrastano la piccola trabeazione, due fregi
laterali che animano il fastigio centrale.
Pulpito ligneo policromo
Il pulpito situato all'interno della chiesa del Carmine è
un opera di pregevole valore storico artistico
L'opera è stata sottoposta a un intervento di restauro
per salvaguardare la cromia, la sua integrità dall'usura
del tempo e il legno dagli attacchi parassitari.
Il pulpito o pergamo è addossato sull'arco intermedio nella
navata centrale, sul lato sinistro ed è costituito da una
cassa o loggia, da un paravoce, da una scala, e da un passamano,
splendidamente intagliati e dipinti.
Al pulpito si accede mediante un' unica scala aperta di legno
che volge verso il presbiterio.
La scala è provvista di un passamano, che si presenta costituito
da due panelli di forma romboidale e ornati con dipinti ad antiquo.Consente
l'accesso alla loggia o cassa di forma pluriangolare, costituita
da sei pannelli rettangolari che misurano ciascuno circa 90 cm
e si presentano anch'essi dipinti ad antiquo con motivo ornamentale
policromo alternato.
La loggia misura 140x98 e viene sostenuta da tre mensoloni lignei
intagliati.
Il paravoce, posto al di sopra della loggia, si presenta anch'esso
pluriangolare con cassoncini quadrati, con losanghe inscritte
in rosette ad intaglio dipinti ad antiquo con motivo ornamentale
policromo alternato e il bordo superiore si presenta modanato
e con intagli dorati fitomorfi. Il paravoce misura circa 138X75.
Balaustra in legno intagliato
Si tratta di una balaustra in legno che separa la zona presbiteriale,
ovvero la parte dove viene celebrate la messa, dalla parte rimanente
della navata centrale. E’ composta da due elementi pressoché
simmetrici che misurano: il primo 81x 221; e il secondo 81x 209.
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