Tu sei quì: Opere d'Arte Ultimo aggiornamento Mercoledì 15 Guigno, 2011 11:22
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L'Amministrazione Comunale di Suelli, per migliorare il rapporto fra Cittadini e Pubblica Amministrazione e per ottemperare agli obblighi di legge, rende pubblica la sezione denominata "Operazione Trasparenza....Accedi alle informazioni  
 



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Opere d'Arte  «

Patrimonio storico-culturale

L’amministrazione comunale suellese concretizza nell’ambito del programma per la valorizzazione del patrimonio storico- artistico gli interventi di salvaguardia e di restauro di opere d’arte e monumenti storici. Tali progetti vengono realizzati con particolari strategie d’area concordate a livello intercomunale tra diversi sindaci della Trexenta e con le politiche regionali atte a favorire programmi omogenei di intervento sul territorio regionale.
Suelli, come antica sede episcopale è stata centro ecclesiastico di notevole importanza e conserva tuttora i segni di questa tradizione, riconoscibili sia nell’architettura dei suoi monumenti sia negli arredi sacri in essi custoditi.
Tra i progetti di restauro di opere d’arte appartenenti alla chiesa parrocchiale di San Pietro, hanno destato particolare interesse; sia per il loro valore storico sia, nella maggioranza dei casi, per il pessimo stato di conservazione che rendeva l’intervento estremamente urgente e tra i quali si è ritenuto privilegiare le seguenti opere: Organo - Paratora maggiore - Paratora minore - Vesti antiche della Dormitio Virginis.Tra i progetti di restauro di opere d'arte appartenenti alla chiesa della Madonna del Carmelo, hanno destato particolare interesse; sia per il loro valore artistico sia, nella maggioranza dei casi, per il pessimo stato di conservazione che rendeva estremamente urgente e tra i quali si è ritenuto privileggiare le seguenti opere:
Altare ligneo policromo – dipinti olio su tela – pulpito ligneo policromo – balaustra in legno intagliato.



 Organo

Le notizie storiche sull’attività organaria nella chiesa si San Pietro a Suelli sono state tratte dall’Archivio della Curia Arcivescovile di Cagliari e sono dei dati relativi agli anni compresi tra il 1709 (data del primo intervento documentato in cui l’organo viene accomodato), e il 1767. Vengono citati alcuni nomi di organari e si ha notizia del pagamento di 625 lire per la costruzione di un nuovo organo nel 1728. Il carpentiere Marco Antonio De Negri, che collabora con l’organaro Lazzari, molto attivo in Sardegna, per la costruzione dell’organo della parrocchia di Villanovafranca e questa notizia ci permette di ipotizzare anche una collaborazione tra i due anche per l’organo di Suelli, non necessariamente questo, infatti i documenti segnalano la collaborazione di un nuovo organo nel 1765, periodo della documentazione del De Negri.
Nel periodo antecedente al suo restauro era collocato nel coro in abside, e sollevato dal calpestio da un gradino di circa 25 cm.
L’organo è costituito da cassa, tastiera e pedaliere, crivello, canne, mantici.
La cassa di dimensioni non comuni in Sardegna, infatti misura 4 metri in altezza, 2.60 cm in larghezza e 1.12 cm di profondità nella parte più ampia, mentre la parte alta contenente le canne appare invece particolarmente sottile.
Altre caratteristiche degne di interesse, che permetterebbero di individuare la tipologia costruttiva, sono le cerniere di pregevole fattura, i semplici fregi della facciata, gli occhielli metallici collocati immediatamente sotto il fastigio, indicano la presenza di un’ asta metallica per la collocazione di una tenda scorrevole, prassi dell’organaria siciliana o meridione d’ Italia.
Il colore originario dello strumento, facilmente visibile in varie parti del manufatto, appare celeste, leggermente tendente al verde acqua e causa dell’ossidazione.
Allo strumento è stato asportato la pedaliera, il suo frontale e la sua tastiera originale e sostituito con uno di fattura industriale tipo armonium.
La secreta, chiusa da tre ante numerate, contiene 46 ventilabri essendo l’estensione dello strumento di 45 note, questo avvalorerebbe l’ipotesi della presenza di un accessorio collocato sulla coperta del someliere. Il someliere è a tiro: i tiranti sono metallici, con pomello tornito tipico della scuola napoletana.
L’analisi del crivello e dei reggicanne di facciata indica la seguente disposizione fonica dello strumento:
• Principale 8’ aperto, in facciata dal Mi1 al Do4 (31 canne) con le prime due canne in legno ai lati della cassa (presenti) e le ultime 12 canne di metallo dietro la facciata stessa;
• Voce umanadal Si2 (Do3);
• Ottava 4’, 8 canne di legno e 37 di metallodecimaquinta;
• Decimanona;
• Vigesimaseconda;
• Vigesimasesta;
• Vigesimanona.
La facciata, di zinco pitturato, non è originale e che quindi deve essere rifatta totalmente in stagno.
Le canne interne, di legno e piombo, sono di pregevole fattura e devono essere totalmente ripristinate.
Il numero totale di canne che lo strumento aveva in origine dovrebbero essere 340 di cui 10 in legno, 31 in stagno per la facciata, 299 di piombo; più l’accessorio. Il crivello, nonostante alcuni diminuzioni, appare abbastanza integro.
Dopo l'imponente restauro che ha restituito l'organo al suo antico splendore, l'opera è stata collocata all'interno dell'ex cattedrale nella cappella a sinistra.



Paratora maggiore

Paratora in legno intagliato e dipinto, databile alla metà del 700, riferibile a bottega isolana è collocata nella sagrestia della ex cattedrale. Alta complessivamente 220 cm e larga circa 300 cm e ha una profondità alla base di 105 cm. Questa comprende 8 cassettoni disposti in 2 ordini separate da paraste decorate. Sul piano poggia un vano superiore (profondo 45cm) a 5 sportelli e altrettanti cassettini abbelliti dai bei dipinti raffiguranti episodi della vita di San Giorgio.
Superiormente è ornato da un fastigio a 3 fregi intagliati a volute recanti simboli vescovili e a 2 fiamme.
La struttura lignea si presentava attaccata dai parassiti, dissesta in più punti ricoperta da imbratti e strati di vernice. La cromia nella parte pittorica era consunta, la funzionalità dei cassettoni è stata ripristinata a causa del dissesto delle guide. Priva di alcune placche incise e delle serrature e delle chiavi. Gli interventi di restauro e conservazione sono stati: una profonda disinfestazione della struttura lignea e il suo consolidamento delle parti più deteriorate dai parassiti; la pulitura dedalea polvere e dalle vernici; l’integrazione delle parti mancanti; il ripristino della funzionalità dei cassetti, delle serrature e delle maniglie e delle chiavi.




Paratora minore

Paratora in legno intagliato e dipinto di impostazione classica, databile tra la fine del XVI secolo e gli inizi del XVII secolo, riferibile ad ambito isolano, collocata nella sagrestia della ex cattedrale. Alta 180 cm e larga 198 cm, è composta da un elemento inferiore ed uno superiore. La base alta 127 cm e profonda 78 cm è a 2 sportelli con 2 grandi cassetti. Il sopralzo, alto 53 cm, profondo 48 cm e largo 190 cm, è composto da 4 cassettini con altrettanti sportelli separati da lesene scanalate.
Lo stato generale di conservazione era pessimo, la struttura lignea si presentava attaccata da parassiti, dissestata in più punti soprattutto alla base dove alcuni elementi erano distaccati es: gli sportelli dalle cerniere. La superficie si presentava abrasa, ricoperta da imbratti e vernici.
La funzionalità era compromessa a causa del dissesto delle guide. Gli interventi di recupero e di restauro consistevano in una profonda disinfestazione della parte lignea dai parassiti; la pulitura dalla polvere e dalle vernici, integrazione delle parti mancanti ed il ripristino delle guide per la funzionalità dei cassetti; la revisione delle serrature, la ricostruzione delle maniglie mancanti e delle chiavi; e il trattamento protettivo finale.



 Vesti della Dormitio Virginis

Queste antiche vesti, databili al XVIII secolo, adornano la statua della Dormitio Virginis, ubicata in un’urna situata nella seconda cappella a destra all'interno della cattedrale. Sono composte da un grembiale in seta bianca a fiorami policromi e spighe d’oro arricchito da drappi in raso azzurro rifiniti con galloni trattenuti in vita da una cinta; da un corpetto in broccato di seta bianca a fiori e spighe d’oro, rifinito con galloni e pizzo bianco; da una gonna in seta a fiori policromi e da un ulteriore corpetto sempre in seta a fiori policromi.
Lo stato di conservazione generale si presentava molto compromesso a causa della permanenza in ambienti umido e per la mancanza di una adeguata manutenzione. La seta del grembiale si presentava secca, fragile nella consistenza simile alla carta, infatti ogni piccolo movimento rischiava di aprire nel tessuto nuovi tagli e strappi. La superficie presentava numerose macchie. Il gallone era molto ossidato, sporco, annerito. I tessuti della gonna e del corpetto rivelavano una precaria consistenza al tatto e totale assenza di elasticità. Il pizzo che arricchisce le bordure era annerito e mancante in alcuni punti. Le maniche erano strappate e sfilacciate. Gli interventi di restauro sono stati: liberare i tessuti dalle polveri, disinfestarli e sottoporli ad un accurato lavaggio con acqua deionizzata e con appositi detergenti; gli strappi del tessuto sono stati consolidati mediante la tecnica del punto posato; le parti in pizzo sono state sbiancate mediante l’utilizzo del metodo “Poot” per tessuti antichi; i galloni sono stati lucidati mediante ammoniaca e acqua deionizzata.



 Altare ligneo policromo

L'altare ligneo policromo è una delle opere di notevole pregio facente parte del patrimonio storico-artistico suellese. Le dimensioni complessive dell'opera sono: 5.30 di altezza m. circa, 4.00 m circa di larghezza; si presume che l'opera risalga al XVII secolo e sia opera di intagliatori sardi mentre è ignoto l'autore dei dipinti.
Dopo un attento studio sullo stato di conservazione si evinsero le pessime condizioni in cui versava l'opera: il legno risultava fortemente attaccato da parassiti nelle parti strutturali in pino e nelle parti intagliate in pioppo; la pellicola pittorica era gravemente danneggiata con vaste lacune; la cromia era consunta e ricoperta da polvere e imbratti. Dopo l'avvenuto restauro è stato ricollocato nella sua antica sede. Oggi, si può ammirare il pregevole altare ligneo policromo all'interno della chiesa della Madonna del Carmelo, collocato nella zona delimitata dall'arcata presbiteriale e dalla balaustra.
L’altare ligneo policromo attualmente si compone, partendo dal basso da un basamento a gradini su cui poggia la predella, suddiviso in tre ordini e questi in tre scomparti.
Il primo ordine è costituito da colonne tortili dorate in stile barocco che incorniciano due dipinti: a destra San Pietro e a sinistra San Giuseppe col Bambino e nella parte centrale una nicchia a strombo con trabeazione policroma dorata e la volta della nicchia si presenta ulteriormente arricchita di rosoncini dorati, la quale accoglie il simulacro della Madonna del Carmelo che risulta più arrettrata rispetto al tabernacolo ligneo e policromo. Nel secondo ordine le colonne tortili dorate incorniciano a destra Cristo e la Samaritana al pozzo di Sicar e a sinistra il Battesimo di Gesù amministrato da Giovanni nel fiume Giordano; nella parte centrale una nicchia a strombo con trabeazione policroma dorata presenta una volta della nicchia ulteriormente arricchita da rosoncini dorati, la quale accoglie il simulacro della Immacolata Concezione, datata seconda metà del XVII secolo opera in legno intagliato e policromato creata in ambito isolano, alta circa 60 cm. Sulle colonne poggia una trabeazione sormontata da un fastigio con dipinto l'Eterno Padre e lo Spirito Santo racchiuso tra due piccole colonne e sormontato da un a ulteriore trabeazione. Due grandi volute sovrastano la trabeazione dell'ordine superiore di colonne, una a destra e l'altra a sinistra che affiancano il dipinto posto in alto. A coronamento dell'altare ci sono: due piccole volute che sovrastano la piccola trabeazione, due fregi laterali che animano il fastigio centrale.



 Pulpito ligneo policromo

Il pulpito situato all'interno della chiesa del Carmine è un opera di pregevole valore storico artistico
L'opera è stata sottoposta a un intervento di restauro per salvaguardare la cromia, la sua integrità dall'usura del tempo e il legno dagli attacchi parassitari.
Il pulpito o pergamo è addossato sull'arco intermedio nella navata centrale, sul lato sinistro ed è costituito da una cassa o loggia, da un paravoce, da una scala, e da un passamano, splendidamente intagliati e dipinti.
Al pulpito si accede mediante un' unica scala aperta di legno che volge verso il presbiterio.
La scala è provvista di un passamano, che si presenta costituito da due panelli di forma romboidale e ornati con dipinti ad antiquo.Consente l'accesso alla loggia o cassa di forma pluriangolare, costituita da sei pannelli rettangolari che misurano ciascuno circa 90 cm e si presentano anch'essi dipinti ad antiquo con motivo ornamentale policromo alternato.
La loggia misura 140x98 e viene sostenuta da tre mensoloni lignei intagliati.
Il paravoce, posto al di sopra della loggia, si presenta anch'esso pluriangolare con cassoncini quadrati, con losanghe inscritte in rosette ad intaglio dipinti ad antiquo con motivo ornamentale policromo alternato e il bordo superiore si presenta modanato e con intagli dorati fitomorfi. Il paravoce misura circa 138X75.

 

 
  Balaustra in legno intagliato

Si tratta di una balaustra in legno che separa la zona presbiteriale, ovvero la parte dove viene celebrate la messa, dalla parte rimanente della navata centrale. E’ composta da due elementi pressoché simmetrici che misurano: il primo 81x 221; e il secondo 81x 209.


 

 

 

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