La casa dell’agricoltore suellese “sa
domu de su messaiu sueddesu” è
una struttura abitativa
con caratteristiche tipiche della tradizione campidanese
con cortili antistanti dai quali si accede per vasti e
pregevoli portali ad arco,
lo spazio abitativo si può suddividere in due sezioni:
una sezione legata alla vita domestica, l’altra
legata all’ambito lavorativo.
La casa suellese era composta da un loggiato (sa lolla),
da una cucina padronale (sa coxina bona), e da una cucina
rustica (coxina rustica), usata dalla servitù e
una serie di altre stanze (apposentusu); un vano riservato
per la preparazione della farina (s’apposentu de
sa farra e de su pani); al fianco di questa una piccola
dispensa (s’arrebustu o magasineddu).
Il loggiato “ sa lolla
” prospettava sul vasto cortile (prazza); il pagliaio
(sa domu de palla); la stalla (sa stadda) e il magazzino
(magasinu) dove si riponevano il grano, orzo, ceci, fave
(su lori) e gli attrezzi da lavoro ( is’ainasa)
per il lavoro nei campi; concimaia (muntronaxiu); la fontana
(funtana) o cisterna per la raccolta dell’acqua
piovana. Quando le case erano sopraelevate, il solaio
(su stauli) veniva utilizzato come granaio o ripostiglio.
Dietro il fabbricato nelle generalità dei casi
c’era l’orto (s’ottu). Solitamente il
fabbricato, l’orto e il cortile erano recintati
da alti muri perimetrali alla quale si può accedere
dal portone in legno o da un portale a stecche di legno
(portali de linna o gecca ‘ costalla) sovrastato
da un arco e con un tetto in tegola su incantucciato.
l materiali impiegati
per costruire le abitazioni civili venivano reperiti
nell'ambiente circostante. I muri venivano costruiti in
pietra e malta di fango (ludu e palla) con riempimento
dei vuoti con pietrame di piccole dimensioni (mazzegani).
I muri venivano intonacati (s’incroxadura) con impasti
di malta di fango; le pareti o le parti delle camere con
intonaco di malta e sabbia e calce. I mattoni di fango
erano riservati ai muri interni. Il solaio (su stauli)
era realizzato con travi (trabisi) infilate nella muratura
e le tavole (taulasa) dell’impalcatura fissate alle
travi con chiodi di ferro (obbiusu de ferru). Il tetto
(sa crabettura) in tegole curve o coppi venivano messe
in opera a secco senza l’uso della malta, poggiate
sull’incannucciato che veniva sorretto da travicelli
di ginepro (crabiolasa de zinnibri). Il pavimento era
costituito da lastre di pietra (tellasa) e congiunte con
malta di fango (su pamentu) la malta di fango veniva preparata
con la terra proveniente da una località suellese
denominata “Lau de muta ”; mentre le camere
erano pavimentate con pianelle in argilla.
Il loggiato (sa lolla) era un locale più lungo
che largo; dal loggiato si aveva accesso ai vani attigui;
spesso si presentava come un vano semi - chiuso da numerosi
archi e utilizzato per riporre giare (zirus), brocche
e fiaschi.
Le stanze (s’apposentu de prandi)
erano adibite a camere da letto e solo una per ricevere
ospiti, per riunirsi nelle ricorrenze di festività
natalizie o del patrono ecc. le stanze non erano dotate
di grandi finestre ma bensì di piccole aperture
con inferriate o due aste
di legno messe a croce.
Il vano riservato al ricevimento degli ospiti era abbellito
da vasi di fiori coltivati dalla padrona di casa, i mobili
erano costituiti da una credenza, tavolo e sedie, da una
cassapanca di fattura artigianale e dei mobili trovavano
posto i servizi di caffè, tovaglie, piatti e altre
cose facenti parte del corredo
nuziale della padrona di casa.
Il vano riservato alla preparazione del pane e della farina
(s’apposentu de sa farra e de su pani).
Il vano conteneva arredi e molti attrezzi appesi quali:
setacci, corbule, canestri, matarello, bacinelle di terracotta.
Per preparare il pane ci si alzava alle due del mattino,
si scaldava l’acqua, che serviva per impastare la
farina, sul fuoco. Si posizionavano i catini di terra
(scivedda) sulla stuoia per impastare, poi dopo averlo
lavorato si lasciava nel catino fino al momento della
pezzatura del pane. Il pane di semola o pane bianco aveva
una lavorazione più accurata e veniva lasciato
lievitare nel canestro e poi veniva acceso il forno.
Il forno del pane era costruito con pezzi di tegole sarde;
il legante era ed è costituito da terra impastata.
Il basamento, costruito in
muratura in pietra, ha il fondo
costituito da pianelle di
terra cotta. Nella parte superiore, la cupola, è
ricoperta con un impasto
di fango frammista a paglia. Da una parte il forno ha
la presa dell’aria con due tegole messe frontalmente.
La bocca del fondo è realizzata a forma di semicerchio,
con possibilità di chiusura con coperchio in lamiera
con manico; antistante la bocca una grossa soglia in pietra
per contenere brace e cenere. Per antica usanza si scambiava
il pane di giornata con i vicini più intimi.
La cucina padronale “sa
coxina” era un vano molto spazioso, si
aveva accesso alla cucina mediante il loggiato e il cortile.
Il pavimento era costituito da lastre di pietra unite
con malta di fango e paglia. Il caminetto “sa ziminera”
col fuoco sempre acceso per consentire alle donne di cucinare
(es: i legumi, il lesso delle fave con ossi di maiale
e cotenna e l’arrosto nei giorni dei festa) e per
abbrustolire le fave e i ceci.
Il cisto, il lentischio e i rami potati venivano utilizzati
come legna da ardere.
La cucina era arredata con scaffali “parastagiu”
dove si riponevano i piatti ,le pentole ecc.; il tavolo
con cassetto “su cadasciu de sa mesa”ove si
riponevano i cucchiai, le forchette, i coltelli; inoltre
appeso alla parete vi erano la rastrelliera degli spiedi
e i recipienti “cradaxiusu po sa lissia” per
preparare l’occorrente per lavare i piatti.
Adiacente alla cucina padronale c’era la cucina
rustica, locale semi-aperto, al cui interno trovavano
alloggio la macina per il grano “sa moa po molli
su trigu”, il forno.
Il vano adibito a dispensa "sa
dispensa" per
la conservazione delle provviste necessarie per l’inverno:
olio di oliva (ollu armannu); olio estratto dalle bacche
di lentischio (ollu de stincu); lardo di maiale (lardu
de procu); salsiccia (sattizzu); lonza (mustea); uova;
miele; sapa; legumi; strutto (ollu de procu); olive in
salamoia(olia cunfittada) ecc.
Per accedere alla dispensa era necessario il permesso
della padrona di casa “sa
meri de domu” in quanto tutto
era tenuto sottochiave e sorvegliato“tottu
fudi allogau asuta de crai”; l’unico accesso
al vano era consentito al gatto per dare la caccia ai
topi.
L’accesso alle strutture abitative era garantito
da pregevoli portali con arco (detti portali o gecca de
costalla). Sul cortile si aprivano altri loggiati quali
la stalla “sa lolla dei boisi” per il ricovero
degli animali da lavoro ( es i buoi) o degli animali da
riproduzione (le greggi, i maiali); il pagliaio (sa domu
de palla); il magazzino (su magasinu); la legnaia (su
linnaxiu) sotto il quale trovavano riparo il pollame ruspante;
il pozzo (sa funtana). Molti vani aperti (lollasa)
erano dotati di pilastri di sostegno in pietra lavorata
o murata, con arcate in pietra o travature in legno mentre
i carri (carrusu) e attrezzi, aratri (ainasa) venivano
lasciati all’aperto in cortile. Il selciato era
la pavimentazione del cortile, caratteristica molto diffusa
a Suelli e inTrexenta.
La vita lavorativa si svolgeva all'interno della casa
e nei campi.
Il lavoro nei campi rappresentava
l'unica fonte di sostentamento e scandiva i ritmi della
vita quotidiana.
Costume
tradizionale suellese