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Il
retablo posto sull’altare della ex-Cattedrale
di Suelli, noto per la sua imponenza e bellezza, nasce nella
bottega di Stampace. Si tratta di una grande ancona con
scomparti dipinti alternati a scomparti in rilievo, inquadrato
in una cornice architettonica molto elaborata e ricca di
colonne e figure intagliate; si diffuse in Europa a partire
dal XVI e soprattutto in Spagna, dal catalano rotule, deriv.
del latino tabula “tavola”.
Le chiese sarde furono ispirate dalle correnti pittoriche
iberiche e in una seconda fase vengono elaborati modelli
secondo gusti artistici sardi. Infatti nelle botteghe locali,
come quella di Stampace, che nonostante continui ad avere
l’influsso gotico – spagnolo, inizia ad avvicinarsi
all’influsso artistico napoletano. |
L’opera
è dipinta ad olio su tavola di abete e secondo lo
schema classico a doppio trittico e predella con tabernacolo
aggettante. Negli scomparti superiori si distinguono da
sinistra verso destra il Quod Vadis, la Madonna col Bambino,
la liberazione di San Pietro.
Negli scomparti centrali sono raffigurati San Paolo, San
Pietro in cattedra in atto di benedire con due personaggi
in abiti sacri, San Giorgio di Suelli. Nella predella sono
rappresentati i quattro Evangelisti: Matteo, Giovanni, Luca,
Marco. Al centro del tabernacolo l’Ecce Homo (rilevante
è il fiamminghismo sia per i colori sia per i caratteri
psicologici), alla sua sinistra l’Arcangelo Gabriele
e alla destra il Battista.
La mancanza di un documento attestante la paternità
dell’opera ha reso necessario un esame più
attento che rivela la presenza di due diverse mani: una
capace di esaltare gli aspetti monumentali in forme statiche,
ampie e solenni ed è riscontrabile nello scomparto
centrale; mentre l’altra capace di ricercare forme
in movimento individuabili nelle figure che compongono la
rimanente parte dell’ancona.
Le prime parti dell’ancona rivelano un pittore diverso
da Pietro Cavaro, ma appartenente alla sua bottega per le
affinità riscontrabili, secondo quanto testimoniano
antichi documenti, suo figlio Michele subentrò nelle
obbligazioni e nella direzione della bottega.
Secondo uno studio approfondito del Delogu sull’opera
di Michele Cavaro, sono riferibili a Pietro le seguenti
parti del retablo: la figura di San Pietro in cattedra e
il servente che sostiene il messale, e il anche l’Ecce
Homo rappresentato sul tabernacolo mentre il vescovo San
Giorgio di Suelli risulta solamente disegnato dal Pietro.
Per quanto riguarda la datazione e la paternità dell’opera,
secondo il Maltese e la Serra, l’opera fu eseguita
nella bottega di Cavaro tra il 1533 e il 1535 e sia Pietro
e Michele ebbero un ruolo importante.
A Pietro Cavaro si ascrivono: le figure di San Paolo; dell’Ecce
Homo e la figura di San Pietro in cattedra. Mentre la mano
di Michele è visibile nei tre comparti superiori
nel Quod Vadis, nella liberazione del San
Pietro, nella Madonna col Bambino; eccetto gli angioletti
reggicortina opera di un collaboratore. In tempi più
recenti la Serra ascrive a Michele San Giorgio, gli evangelisti
Matteo e Luca e forse il Battista e l’Arcangelo Gabriele.
Di diversa mano, probabilmente la quella di Mainas sono
i dipinti Quod Vadis, la liberazione di Pietro, gli evangelisti
Giovanni e Marco. Questa molteplicità di ipotesi
sulle parti dipinte attribuibili a Pietro e a Michele Cavaro,
nonché all’ulteriore collaboratore che partecipò
alla realizzazione del retablo di Suelli, sono la prova
tangibile di quanto risulti difficile attestare la paternità
dei singoli dipinti senza il supporto di documenti storici.
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