Il retablo del Santuario rappresenta
la vita del Santo nei momenti
più significativi del suo apostolato. Il retablo
del Santuario di San Giorgio Vescovo è frutto di
diverse collaborazioni, fu commissionato nel 1748 a Marco
Antonio De Negri e realizzato in collaborazione con il carpentiere
Gimiliano Melis e con il doratore Agostino Mura e del pittore
Sebastiano Scaleta. L’attribuzione degli scomparti
pittorici allo Scaleta è possibile oltre che dall’analisi
stilistiche e dal rinvenimento di un documento attestante
un compenso “al Pintor
Scaleta di por nueve milagros”. Il pittore dipinse
le tele relative alla vita del Santo che sono inserite nel
pannello centrale del retablo usando una gamma cromatica
di colori dai toni grigi perlacei, verdini, rosati, celestini.
Una caratteristica fondamentale dello Scaleta è il
deciso contrasto cromatico o chiaroscurale, l’allungamento
evidente soprattutto nella figura di San Giorgio, rappresentato
in ogni scena imponente con la dalmatica e col fastoso piviale.
Lo Scaleta non fu l’autore del dipinto collocato sul
fastigio rappresentante la figura imponente di San Giorgio
e sullo sfondo una scena raffigurante il miracolo compiuto
su un indemoniato. Il dipinto appare più antico rispetto
alle tele dell’autore Scaleta, rientra per i caratteri
stilistici tra le opere realizzate da Francesco Pinna, pittore
cagliaritano la cui attività è documentata
dal 1587 al 1616. Dai dipinti di Francesco Pinna emerge
la predisposizione a ritrarre alcune figure monumentali
in primo piano e altre in secondo piano sullo sfondo a sinistra,
e la tendenza a raffigurare
il Santo con lo sguardo abbassato.
Un'altra sua peculiare caratteristica
è la bidimensionalità e l’inserimento
di fondali architettonici tramite l’utilizzo di cartoni.
Si può dedurre che il dipinto posto a coronamento
del retablo del Santuario di Suelli sia databile intorno
ai primi del 1600, soprattutto se si considera che lo scrivano
della villa di Suelli, Antioco Musiu nel 1601 redigeva il
testamento di Sisinnio Ani e che lo scomparto pittorico,
posto a coronamento dei nuovi medaglioni dipinti dallo Scaleta
sia l’elemento superstite dell’ancona fatta
realizzare per volontà dell’Ani, come menzionato
nel testamento. |